L’Hotel Antico Palazzo Rospigliosi ha scelto di restare
all’altezza della sua storia, intrisa di cultura e religione
e di diventare il luogo dove, ancora oggi, si avverte la presenza
di certi avvenimenti e certe personalità. Impronte e
tracce di volti, libri d’arte, busti che ritraggono illustri
personalità dell’epoca e altezze imperiali, sono
una preziosa testimonianza che lascia intatto l’incanto
dell’antico e sollecita a misurarsi con l’atmosfera
di eventi che non abbiamo vissuto ma soltanto potuto immaginare
dopo averne ripercorso la storia. Il palazzo, edificato nel
periodo successivo al pontificato di Papa Sisto V (1585-90),
fa da quinta alla Piazza di Santa Maria Maggiore, creazione
dello stesso Papa Sisto V, il quale trasformò Roma anticipando
l’urbanistica del XVII sec, come testimoniano i viali
lunghi e dritti di piazze stellari (Piazza S. Maria Maggiore
e Piazza del Popolo prima dell’intervento del Valadier).
L'Antico Palazzo Rospigliosi è un patrimonio culturale
della nostra città e un’eredità preziosa.
Capire che cosa è avvenuto in questo storico palazzo
significa, in qualche modo, viverlo e noi abbiamo ripercorso
il passato per conciliarlo con il presente.
Il palazzo, appartenuto nel Seicento a Monsignor Giovanni Giustino
Ciampini, nota figura di erudito romano del Seicento e pioniere
dell’archeologia cristiana, passò successivamente
ai Rospigliosi, principi di Castiglione e da questi, nel Settecento,
al Marchese Francesco Maria Imperiali Lercaro, che lo adibì
a casa dei missionari Apostolici.
Ciampini lo acquistò nella seconda metà del Seicento
dalla famiglia Vaini per 6000 scudi. Lo studioso romano raccolse,
qui, un vero e proprio museo di strumenti scientifici e di antichità
molte delle quali passarono poi nella raccolta del cardinale
Alessandro Albani. Ciampini fondò qui anche il "Giornale
de’ Letterati", prima pubblicazione italiana del
genere e terza assoluta dopo il Journal des Scavants di Parigi
e le Philosophical Transactions di Londra. Partecipò
con l’abate Nazzari alla redazione del primo "Giornale
de’ Letterati" , apparso nel 1668 e stampato a Roma
da Tinassi. La pubblicazione continuò fino al 1681 dopodiché
fu affidata a Francesco Vettori.
Attorno al palazzo ruotarono, all’epoca, tutta una serie
di attività culturali e il desiderio di Ciampini fu quello
di trasformare il palazzo in un’accademia letteraria e
scientifica, come emerse nel suo testamento, datato1694.
Lo stabile, in seguito, passò alla famiglia dei Rospigliosi.
Camillo, figlio di Giovan Battista Rospigliosi (1646-1722) e
di Camilla Pallavicini amava molto il palazzo e vi abitò.
Giovan Battista era figlio di Camillo Rospigliosi (fratello
del Papa) e di Lucrezia Cellesi, quindi Camillo il giovane era
nipote di Papa Clemente IX e del primo Camillo Rospigliosi.
Principe del Sacro Romano Impero, Camillo il giovane, alla morte
del padre divenne duca di Zagarolo e visse fastosamente tra
il palazzo di via Liberiana, sua dimora preferita e le proprietà
di Maccarese e Zagarolo; Storia e vicende della casa monumentale
furono ritratte dagli artisti dell’epoca e a noi tramandate;
il principe si era circondato di artisti quali il Reder e tra
i più noti, Masucci, Giovanni Bottani, Paolo Monaldi,
ai quali fece dipingere alcuni episodi della sua vita o degli
splendidi "barber" della razza di Zagarolo che, puntualmente,
partecipavano alle corse di Roma e dintorni.
Nel Museo di Roma, sono conservati due dipinti di Giovanni Reder
provenienti dalla collezione Rospigliosi e rappresentanti due
feste date dal principe Camillo nel suo palazzo. Un quadro nel
1748 ritrae Palazzo Rospigliosi a Santa Maria Maggiore, in occasione
della festa data dal principe Camillo per la vittoria riportata
dal barbero Folletto. Nello stesso museo è conservato
un altro dipinto, di Agostino Masucci, che ritrae Camillo Rospigliosi,
principe del Sacro Romano Impero, a cavallo.
Un altro dipinto di Reder ritrae il giardino del nostro palazzo
in occasione della festa delle mozzatore, festa che rendeva
omaggio alla fine della vendemmia e al ritorno dai campi delle
vendemmiatrici. Più volte, i quadri conservati nel Museo
di Roma, lo rappresentano sul suo cavallo bianco in uno sfondo
di campagna o a Maccarese in occasione della festa di San Giorgio
o tra gli invitati ad assistere alla marcia dei bufali o alla
Magliana, altra sua proprietà presso Roma, o nel momento
in cui giungeva a palazzo paterno al Quirinale.
I Rospigliosi erano originari di Milano, da dove si erano mossi
nel XII sec. per sfuggire alle persecuzioni di Federico Barbarossa
e stabilirsi in Toscana. Nel primo quarto del XIV secolo avviarono
attività agricole, commerciali e industriali, divennero
proprietari di abitazioni e laboratori e furono proprio queste
attività a dar loro fama, prestigio e ricchezza. Furono
investiti di cariche pubbliche a Pistoia, ottennero ruoli di
spicco, come il comando delle armi pontificie con Papa Martino
V e poi con Paolo III, furono insigniti, già dai primi
anni del XII secolo di titoli nobiliari e più tardi accolti
tra i Cavalieri dell’Ordine di Malta. Ma ancora, fino
a tutta la metà del secolo XVIII, la famiglia continuò
a produrre e a commerciare la lana, a lavorare la terra e a
trarre da tali attività ricchezza e prosperità.
Ma il fatto che dischiuse prospettive di successo e di grandezza
venne dalla scelta vincente della chiesa di Roma di eleggere,
nell’anno 1667, nella persona di Giulio Rospigliosi –
personaggio colto e raffinato, figlio di Girolamo e Maria Caterina
Rospiglios- Papa Clemente IX. Il suo pontificato durò
poco, soltanto due anni (1667-1669), compromesso, fra l’altro,
dai disagi di una salute cagionevole e precaria. La sua fama
non è tanto legata al pontificato quanto alla sua attività
di librettista che lo elesse il migliore, il più grande
protagonista dei fasti del melodramma e dell’Oratorio
romano del Seicento, avendo contribuito in modo decisivo a determinarne
i gusti e gli orientamenti. Vari sono i dipinti che ritraggono
Papa Clemente IX: un ritratto di Pietro da Cortona, (collezione
privata in Gran Bretagna), un altro ritratto di Maratti, presso
la Pinacoteca Vaticana; un’altra ancora di Gaulli, presso
la Galleria Nazionale d’Arte Antica.
Le sue opere godettero di una grande fama e la trentennale attività
del teatro di Palazzo Barberini (tra i più fastosi d’Europa)
è dominata quasi per intero dalla personalità
del Rospigliosi; autore dei testi di molteplici rappresentazioni
(sacre e profane) quasi tutte messe in scena. Nel nuovo grandioso
Palazzo Barberini alle Quattro Fontane i Barberini inaugurarono
la stagione operistica mettendo in scena, l’8 marzo 1631,
il Sant’Alessio, libretto di Giulio Rospigliosi, musica
di Stefano Landi. Con quest’opera si rappresentava per
la prima volta un suo melodramma e la sede fu prima Palazzo
Barberini e poi il palazzo all’Esquilino. Il dramma sacro
rospigliosiano ebbe un grande successo di pubblico e di critica
e fu replicato più volte. Applauditissimo, il dramma
narrava le vicende del nobile romano Alessio che, di ritorno
da un pellegrinaggio in terra santa, rinuncia ai privilegi della
sua condizione sociale e al conforto stesso degli affetti familiari
e si riduce, irriconoscibile pezzente, a vivere, deriso ed oltraggiato,
sotto le scale della sua ricca abitazione.
In questo e in altri periodi, il palazzo fu considerato un polo
di attrazione culturale, memorabile per i melodrammi rappresentati,
impreziositi da una serie di eventi, quali la replica dell’Egisto
o, nel 1637, Chi soffre speri, considerata la prima commedia
musicale e in assoluto uno dei più alti risultati della
poesia per la musica italiana, accresciuta e perfezionata con
scene di Gian Lorenzo Bernini che stupirono i contemporanei.
La novità più clamorosa fu l’introduzione
delle maschere di Zanni e Coviello, che portarono sulle aristocratiche
scene di un teatro di palazzo il saporoso dialetto e le burattinesche
movenze della commedia dell’arte, oltreché tradurre
il motivo della signorile e generosa povertà del protagonista
nell’eterna commedia della fame e del bisogno."L’Egisto",
replicato all’Esquilino, fece scalpore, si trattò
di una stilizzazione di altissima maestria poetica.
Nel 1643 fu rappresentato il "Sant’Eustachio",
nel 1654 "Dal Male al Bene" che inagurò il
ciclo spagnolo del teatro rospigliosiano. Nel 1656 Rospigliosi
fu protagonista del "Carnevale della Regina " cioè
dei festeggiamenti in onore di Cristina di Svezia con le rappresentazioni
della "Vita Umana", "le Armi e gli Amori"
e di nuovo "Dal male il bene".
Dalla carriera ecclesiastica di Giulio trasse beneficio la sua
famiglia, suo fratello Camillo, i suoi nipoti, fatti venire
a Roma nell’estate del1667, tutti posti a capo di uffici
importanti. Un altro grande merito di Giulio Rospigliosi è
quello di aver contribuito in modo significativo alla fortuna,
in Italia, del grande teatro spagnolo del siglo de oro, da lui
conosciuto e apprezzato in particolare durante la sua nunziatura
in Spagna. Nel 1669, nella notte fra il 25 e il 26 ottobre il
papa subì un attacco apoplettico dal quale sembrò
riprendersi rapidamente ma nella notte fra il 28 e il 29 novembre
subentrò un nuovo attacco e il 9 dicembre sopraggiunse
la morte. Il papa fu sepolto a Santa Maria Maggiore e nel 1671
la sua tomba fu onorata da un monumento di Rainaldi.
Nel 1769 il palazzo viene acquistato, per 4000 scudi, dal marchese
Francesco Maria Imperiali Lercaro per farne la sede dei Missionari
Apolostici e sebbene abbia subito pesanti alterazioni nel corso
del XIX secolo per mano dell’architetto Francesco Azzurri,
esso ancora mantiene qualche ambiente originale. Nel soffitto
che sovrasta l’attuale ricevimento dell’Hotel, spicca
l’immagine di un’aquila, simbolo dell’Impero
degli Asburgo. Fu commissionata proprio dal marchese Lercaro.
Dal 1769 in poi, per circa due secoli, l’Istituto religioso
(Il Collegio dei Sacerdoti Missionari del titolo di Maria Santissima
delle Grazie) ha svolto ininterrottamente la sua attività
con le missioni, con ritiri per giovani ed adulti, con la preparazione
dei bambini alla prima Comunione. Nel 1770 divenne sede dell’Istituto
degli Esercizi Spirituali, fondato dal cardinale Vitaliano Borromeo.
Nello stesso anno si ebbe la prima approvazione canonica dell’opera
"Imperiali" e la fusione della stessa con altre due
Opere esistenti a Roma, e cioé l’Opera degli esercizi
per la prima Comunione, istituita dal sac. Giuseppe Dal Pino,
prefetto dell’Oratorio del caravita, nel 1774, e resa
economicamente stabile dal Card. Vitaliano Borromeo e l’Opera
degli Oratori notturni, fondata dal Card. Leonardo Antonelli
nel 1794.Le due opere vennero affidate ai Missionari Imperiali,
in quel periodo di lusinghiera ripresa, e presero il nome di
"Istituto Imperiali Borromeo Antonelli" che il popolo
chiamò con il breve termino di "Cappellette di San
Luigi" a ricordo dell’origine dell’Opera Pia
dei comunicandi.
Nei 25 anni che seguirono, le attività delle tre opere
si svolsero in comune e con alterna intensità. In seguito,
essendo insorte alcune divergenze riguardo agli Oratori Notturni,
nel1847 il patrimonio e l’amministrazione dell’Opera
Antonelli vennero separati e, restituiti alla loro autonomia,
furono affidati ai preti di S.Maria della Pace. Da questo momento
i missionari imperiali si chiamarono "Imperiali –
Borromeo"
I missionari Imperiali, fedeli alla predicazione delle Missioni
Popolari e dei corsi di Esercizi spirituali in linea con i principi,
lo spirito e le direttive del fondatore, hanno parallelamente
curato, incrementandola, l’Opera delle Prime Comunioni
fino a creare una metodica che è servita da modello per
oltre un secolo a quanti si sono dedicati a questo settore di
attività spirituale particolarmente delicata.
Per i fanciulli romani dell’Ottocento e della prima metà
del Novecento, "andare alle Cappellette" costituiva
una circostanza particolarmente desiderata.
Era un’esperienza molto attesa: per i più era l’occasione
in cui, per la prima volta, si allontanavano dalla propria casa,
restando per otto giorni- in seguito ridotti a quattro –
lontani dalla propria famiglia, per vivere in un piccolo mondo
tutto loro, ricco di quelle suggestioni che i missionari offrivano
loro.
Fra questi fanciulli riceveva la Prima Comunione, nel lontano
1886, Eugenio Pacelli: il futuro Papa Pio XII.
Percorrendo le cronache delle Missioni "Imperial"
ci si imbatte in figure di missionari veramente straordinarie:
Gaetano Giannini che predicò le Missioni per quasi mezzo
secolo, Giovanni Battista Fioravanti, San Giovanni Battista
De Rossi e più vicini a noi: Giuseppe Mori, Salvatore
Langeli, Giuseppe Rinaldi e infine Pirro Scavizzi.
Dopo il 1870 l’edificio subì una radicale trasformazione
all’esterno, quando fu sistemata la zona intorno a Santa
Maria Maggiore, secondo un piano approvato dal Consiglio Comunale
nel 1871.
Nel 1875 il piano stradale di Via Liberiana fu abbassato di circa quattro metri e l’architetto Azzurri (1831-1901), ristrutturò l’edificio, trasformando il seicentesco portale d’ingresso in finestra balconata.
All’interno dell’Hotel niente è lasciato al caso, ogni spazio è accuratamente ed elegantemente curato. L’Hotel dispone di 39 camere, tutte finemente arredate con gusto ed eleganza, al loro interno aria condizionata, tv satellitare con schermo al plasma, DVD, minibar, cassaforte. Un chiostro giardino interno con al centro una fontana di pregevole valore, una meravigliosa chiesa del ‘600 perfettamente conservata ed un ampio parcheggio completano la proprietà. A disposizione dei clienti inoltre, è stata realizzata una modernissima sala cinema dotata delle più sofisticate tecnologie audio-video. Relais Antico Palazzo Rospigliosi, un’esperienza unica che renderà indimenticabile il Vostro soggiorno romano.